ATTILA
DRAMMA LIRICO IN UN PROLOGO E TRE ATTI
POESIA
MUSICA
DI GIUSEPPE VERDI
DA RAPPRESENTARSI
NEL TEATRO COMUNALE DI BOLOGNA
FAutuuuo 1846
MILANO
PRESSO L'EDITORE FRANCESCO LUCCA.
TIPOGRAFIA GUGLIELMINI.
La musica e la poesia del presente Dramma Lirico essendo di esclusiva proprietà del signor FRAN- CESCO LUCCA di Milano, vengono entrambe po- ste sotto la salvaguardia delle attuali veglianti Leggi sulle proprietà artistictie e letterarie.
PERSONAGGI
ATTILA, re degli Unni. Sig/ Montemerli Lorenzo,
EZIO , generale romano. Sig.^ Roncagli Luicr.
ODABELLA , figlia del
signore d' Aquileja. Sig.^ Nissen Enrichetta.
FORESTO, cavaliere ^qui-
lejese. Sig.^' Baldanza Gaetano.
ULDINO, giovane bretone^
schiavo d'Attila. Sig.^ Lombardi.
LEONE, vecchio romano. Sig.^ Bartoli Giacomo.
Duci, Re e Soldati, Unni, Gepidi, Ostrogoti, Eruli, Turingi, Quadi, Druidi, Sacerdotesse, Popolo, Uomini e Donne di Aquileja, Vergini d' Aquileja in abito guerriero, Ufficiali e Soldati Romani, Vergini e Fanciulli di Roma, Eremili, Schiavi.
La scena, durante il prologo, è in Aquileja e nelle Lagune Adriatiche; durante i tre atti è presso Roma.
Epoca, la metà del quinto secolo.
PROLOGO
^cena Prima.
Piazza di Aquileja. La notte vicina al termine è rischia- rata da una grande quantità di torcie. Tutto all'in- torno è un miserando cumulo di rovine. Qua e là Tedesi ancora tratto tratto sollevarsi qualche fiamma, residuo di un orribile incendio di quattro giorni.
La scena è ingombra di UNNI, ERULI, OSTROGOTI, ecc.
Coro Urli, rapine ,
Gemiti, sangue, stupri, rovine, E stragi e fuoco D'Attila è il gioco. Oh lauta mensa,
Che a noi sì ricco suolo dispensa !
Wodan non falla.
Ecco il Valalla!... T'apri agli eroi ... Terra beata, tu se' per noi.
Attila viva;
Ei la scopriva!
Il re si avanza ,
Wodan lo cinge di sua possanza.
Eccoci a terra, strano) Dio della guerra!., (tutii si prò-
IScena II. ^
ATTILA condotto sopra un carro tirato dagli Schiavi, Duci, Re, ecc.
Att. (scende dal carro) Eroi, levatevi! Stia nella polvere Chi vinto muor. Qui! . . . circondatemi; — l'inno diffondasi
Del vineitor. I figli d'Aitila — vengono e vincono
A un punto sol. Non è sì rapido — solco di fulmine.
D'aquila voi. (va a sedersi sopra un trono di lance e scudi) Coro Viva il re delle mille foreste
Di Wodano ministro e profeta; La sua spada é sanguigna cometa. La sua voce é di cielo tuonar. Nel fragore di cento tempeste Vien lanciando dagli occhi battaglia ; Contro i chiovi dell'aspra sua maglia Come in rupe si frangon gli acciar.
iSceua III.
ULDINO, ODABELLA, Vergini d'Aquileja e detti.
Di vergini straniere (scendendo dal trono) Oh quale stuol vegg'io? Contro il divieto mio Chi di salvarle osò? Al re degno tributo ei mi sembrò. Mirabili guerriere Difesero i fratelli... Che sento?... a donne imbelli
Att.
Uld. Att.
7
Chi mai spirò valor? Oda. Santo di patria indefinito amor! (con energia) Allor che ì forti corrono
Come leoni al brando
Stan le tue donne, o barbaro,
Sui carri lagrimando.
Ma noi, noi donne italiche
Cinte di ferro il seno
Sul fumido terreno
Sempre vedrai pugnar. Att. Bella è quell'ira, o giovane,
Nel scintillante sguardo;
Attila, i prodi venera ,
Abbomina il codardo . . .
0 valorosa, chiedimi
Grazia che più ti aggrada. Oda. Fammi ridar la spada!... Att. La mia ti tingi!... Oda. (Oh acciar ! ! )
Da te questo or m'è concesso,
0 giustizia alta, divina!
L'odio armasti dell'oppresso
Coir acciar dell' oppressor. Empia lama , l' indovina
Per qual petto è la tua punta?
Di vendetta l'ora è giunta...
Fu segnata dal Signor. (Oda. e donne part.) Att. (Qual nell'alma, che struggere anela
Nuovo senso discende improvviso?... Queir ardire, quel nobile viso Dolcemente mi fiedono il cor!) Coro Viva il re , che alla terra rivela
Di quai raggi Wodano il circonda ! Se flagella è torrente che inonda; È rugiada se premia il valor.
Att.« Schiava non già, ma del mio campo gemma Rimani, e fulgi nel real corteggio. Siate voi tutte ancelle A lei ch'io vesto della luce mia. Oda. (Fingasi! Oh lampo di celeste ajuto! —
« Oh patria!.. Oh padre! Oh sposo mio perduto.) Att. Uldino, a me dinanzi
L'inviato di Roma ora si guidi... (Uld. parte) Frenatevi, miei fidi , Udir si dee, ma in Campidoglio poi Risposta avrà da noi.
EZIO, Ufficiali romani e detti. Ezio Aitila!
Att. Oh il nobil messo!
Ezio!... tu qui? — fia vero!
Ravvisi ognuno in esso
L'altissimo guerriero
Degno nemico d'Attila,
Scudo di Roma e vanto... Ezio Attila, a te soltanto
Ora chied'io parlar. Att. Ite! (escono lutti)
ATTILA ed EZIO.
Att. La destra porgimi...
Non già di pace spero
Tuoi detti ... Ezio L'orbe intero
Ezio in Ina man vuol dar. Tardo per gli anni, e tremulo
È il regnalor d' Oriente;
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Siede un imbelle giovine Sul trono d'Occidente; Tulio sarà disperso Quand' io mi unisca a te... Avrai tu l'universo, Resti r Italia a me. Att. Dove l'eroe più valido È traditor , spergiuro , Ivi é perduto il popolo , È l'aere stesso impuro; Là non si teme il Dio Dove sprezzato è il Re. Là col flagello mio Rechi Wodan la fè! Ezio Ma se fraterno vincolo (rimettendosi) Stringer non vuoi tu meco, Ezio, ritorna ad essere Di Roma ambasciator: Dell'imperante Cesare Ora il voler ti reco ... Att. è vani — Chi frena or l'impelo Del nembo slruggilor? Vanitosi!... Che abbietti e dormenti Pur del mondo tenete la possa, Sopra monti di polvere ed ossa Il mio baldo corsier volerà. Spanderò la rea cenere ai venti Delle vostre superbe città. Ezio Fin che d'Ezio rimane la spada,
Starà saldo il gran nome romano: Di Chalons Io provasti sul piano Quando a fuga ti aperse il sentier. Tu conduci l'eguale masnada ,
Io comando gli stessi guerrier. (partono en- trambi da opposte parli)
^cena TI.
Rio-Alto nelle Lagune Adriatiche. Qua e là sopra pa- lafitte sorgono alcune capanne , comunicanti fra loro per lunghe asse sorrette da barche. Sul davanti sorge in slmil guisa un altare di sassi dedicalo a san Gia- como. Più in là scorgesi una campana appesa ad un casotto di legno, che fu poi il campanile di san Gia- como. Le tenebre vanno diradandosi fra le nubi tem- pestose: quindi a poco a poco una rosea luce, sino a che (sul finir della scena) il subito raggio del sole inoiidando per lutto, riabbella il firmamento del più sereno e lìmpido azzurro. Il tocco lento della cam- pana saluta il mattino.
Alcuni EREMITI escono dalle capanne, e s'avviano all'altare.
L Qual notte!
IL Ancor fremono l'onde al fiero
Turbo, che Dio d'un soffio suscitò. L Lode al Signor !
IL Lode al Signor !
Uniti L'allero
Elemento Ei scoiìvolse ed acquetò. Sia torbida o tranquilla la natura,
D'eterna pace Ei nutre i nostri cor.
L'alito del mallin già l'aure appura. L Preghiam! II. Preghiam! Uniti Sia lode al Creator!
Voci interne. Lode a) Creator!
^eena VII.
Dalle navicelle, che approdano a poco a poco, escono FORESTO, donne, uomini e fanciulli d*AquiIeja, ecc.
EiJEM. Quai voci!.. Oh tulio
Di navicelle — coperto è il flutto!.. Son d'Aquileja — Certo al furor Scampan dell'Unno. — Aqui. Lode al Creator!
FoR. Qui, qui sostiamo! — Propizio augurio N'è questo Cielo — n'è questo mar. Ognun d'intorno — levi un tugurio Che fia difeso — dal nostro acciar. Aqui. Lode a Foresto! — Tu duce nostro, Scudo e salvezza — n^'cri tu sol... FoR. Oh! ma Odabella!.. — Preda è del mostro, Serbata al pianto, — serbala al duoL Ella in poter del barbaro! Fra le sue schiave avvinta ! Ahi che men duro all'anima Fora il saperti estinta! Io li vedrei fra gli angeli Almen ne' sogni allora, E invocherei l'aurora Dell' immorlal mio dì. Tutti Spera!., l'ardita giovane Forse al crudel sfuggì. Erem. Cessato alfine fi turbine,
Più il sole brillerà. FoR. Sì, ma il sospir dell'esule, Sempre Aquileja avrà. Cara patria, già madre e reina f ' Di possenti magnanimi figli,
Or macerie, deserto, mina, Su cui regna silenzio e squallor;, iMa dall'alghe di questi marosi, Qual risorta fenice novella, Rivivrai piò superba, più bella Della terra e dell'onde stupor! Coro Sì, dall'alghe di questi marosi, Qual risorta fenice novella; Rivivrai, nostra patria, più bella Della terra e dell'onde stupori
ATTO PRIMO
Seena Prlma«
Bosco presso il canapo d'Attila, E notte; ne! tìcÌììo ruscello bulicano i raggi della lana.
ODABELLA sola.
Liberamente or piangi... Sfrenati, o cor. — La qaela ora, in che posa Han pur le tigri, io sola Scorro di loco in loco. Eppur sempre quest'ora attendo, invoco. Ohi nel fuggente nuvolo Non sei tu, padre, impresso?... Cielo!... ha mutato imagine!..^. 11 mio Foresto è desso. — Sospendi, o rivo, il murmurc. Aura, non più fremir... Ch'io degli amati spiriti Possa la voce udir. — Qual suon di passi!
Il
Scena If.
FORESTO, la costume barbaro, e della,
FoR. Donna! —
Oda. Gran Dio!!...
FoR. Ti eoìgo alfine ! —
Oda. Si... la sua voce!
Tu... Tu! Foresto? — Tu, Tamor mio? Foresto, ~ io manco!... mi affoga il cor? Tu mi respingi? — Tu! — Sì feroce.^ FoR. Né a me dinanzi — provi terror? Oda. Ciel! che dicesti? — (riscuotendlosl) FoR. T'infingi invano:
Tutto conosco, — tutto spiali — Per te d'amore, — furente, insan^o Sprezzai pericoli, — giunto son qui! Qual io ti trovi — barbara il sai... Oda. Tu?.... tu Foresto, — parli così? FoR. Si, queirio son, ravvisami, Che lu tradisci, o infida: Qui fra le tazze e i cantici Sorridi all'omicida.... E la tua patria in cenere Pur non li cade in mente... Del padre tuo morente L'angoscia, lo squallor... 0©A. Col tuo pugnai feriscimi....
Non col tuo dir, Foresto; Non maledir la misera.... Crudele inganno è questo! — Padre, ben tu puoi leggere Dentro il mio sen dal cielo..*
Oh ! digli tu, se anelo
D'alta vendella in cor. Va. — Racconta al sacrilego infame
Ch'io sol resto a sbramar la sua fame. Deh!... pel cielo, pei nostri parenti
Qui m'uccidi, o m'ascolta, crudeli Che puoi dirmi?
Foresto, rammenti
Di Giuditta che salva Israel? Da quel dì che ti pianse caduto
Con suo padre sul campo di gloria,
Rinovar di Giuditta la storia
Odabella giurava al Signor. Dio!... Che intendo !
La spada del mostro
Vedi? è questa!... 11 Signor l'ha voluto
Odabella... a' tuoi piedi mi prostro...
Al mio sen!... Or s'addoppia il valor.
FoR. e Oda.
Oh t'inebbria nell'amplesso,
Gioia immensa, indefinita!
Nell'istante a noi concesso
Si disperde il corso duo! ! Qui si effonde in una sola
Di due miseri la vita...
Noi ravviva, noi consola
Una speme, un volo sol.
IO
8eeua III.
Tenda d'Aitila. Sopra il suolo, coperto da una pelle di tigre è disleso ULDINO che dorme. In fondo alla sinistra, per mezzo di una cortina sollevata a mezzo , la quale forma come una stanza appartala, scorgesi ATTILA in preda al sonno sopra Ietto orientale assai basso , e coperto egual- mente di pelli di tigre.
Att. Uldino! Uldin ! (balzando esterrefatto.)
Uld* Mio re!
Att. Non hai veduto?
Uld. Che mai?
Att. Tu non udisti?
Uld. Io? nulla.
Att. Eppur feroce
Qui s'aggirava. — Ei mi parlò... sua voce Parea vento in caverna ! Uld. Oh re, d^inlorno
Tulio è silenzio... della vigil scolla Balte sollanlo il piè. Att. Mio fido, ascolla !
Mentre gonfiarsi l'anima Parea dinanzi a Roma^ M'apparve immane un veglio, Che mi afferrò la chioma.... Il senso ebb'io travolto, La man gelò sul brando; Ei mi sorrise in volto, E tal mi fe' comando: Di flagellar Vmcarco
Contro ai mortali hai sol: T'arretrai,,, or chiuso e il varco; Questo de' numi è il suol!
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lì) me lai dcUi suonano
Cupi, fatali ancor,
E l'alma in petto ad Attila
S'agghiaccia pel lerror. Uld. Raccapriccio! Che far pensi? Att. Or son liberi i miei sensi ! (riaccendendosi.)
Ho rossor del mio spavento.
Chiama i druidi, i duri, i re.
Già più rapido del vento,
Roma iniqua, io movo a te.
Scewka IV.
ATTILA solo.
Oltre quel limite Ti attendo, o spelro I Vietarlo ad Attila Chi mai potrà ?
Vedrai, se pavido
10 là m'arretro,
Se alfìn me vindice
11 mondo avrà.
Scena T.
ULDIiNO, Druidi, Duci, Re, e dello. Coro Parla, imponi.
Att. Le ardile mie schiere
Sorgan tutte alle trombe guerriere, É Wodano che or Roma mi addita Moviam tosto.
Coro. Sia gloria a Wodan.
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Allo squillo, che al sangue ne invila. Pronti ognora i tuoi fidi saran. (le trombe
squillano tulio d'intorno : succede subito ed esce la seguente religiosa armouia di) Voci ini. lont. Vieni... Le menti visita, 0 spirto creator Dalla tua fronte piovere Fanne il vital tesor. Att. Clic fia ! Non questo^è l'eco
Delle mie trombe! Aprite, olàl
focena TI.
II campo d'Attila, Dalla collina io fondo vedesl avan^ zare, preceduta da Leone e da sei Anziani, proces- sionaimeute una schiera di vergini e fanciu-lli in bianche vesti recanti palme,
La scena è ingombra daUe schiere d' ATTILA, in armi. Fra la moltitudine appare FORESTO con visiera calala, ODABELLA e detti.
Att. Chi vien ?
Coro (di vergini e fanciulli sempre avanzandosi.) I guasti sensi illumina,
Spirante amore in sen.
L'oste debella, e spandasi
Di pace il bel seren. Uldinol è quello il bieco
Fantasma !... Il vo' sfidar... Chi mi tratlicn Leo. Di flagellar f incarco
Contro i mortali hai sol.
Tarveira.., Or chiuso è il inarco;
Questo de numi è il suol*
w
Att. Gran Dio ! le note slesse
Che la tremenda vision m'impresse. (Egli leva la lesta al cielo sopraffatto da subito terrore, Tutti restano sorpresi e smarriti) (No !... non è sogno — ch'or l'alma invade ! Son due giganti — che inveslon Tetra... Fiamme son gli occhi, — fiamma le spade... Le ardenti punte — giungono a me. Spirti, fermate. — Qui l'uom si arretra ; Dinanzi ai numi — prostrasi il re!)
Coro ed Uld.
(Sordo ai lamenti — pur de' fratelli, Vago di sangue, — di pugne sol.) La flebil voce — di pochi imbelli Qiial nuovo senso — suscita in me.^.. Qual possa è questa — prostrato al suo! La prima volla — degli Unni il re l)
Leone, Odab., For., Vero.
Oh deirEterno — mira virtule! Da un pastorello — vinto è Golia, Da umil fanciulla — l'uomo ha salute, Da gente ignota — sparsa è la fè . . . Dinanzi a turba — devola e pia Ora degli empi — s'arretra il re!
ATTO SECONDO
Scena Prima.
Campo d'Ezio. Scorgasi loiitdoa la grande città dei selle colli.
EZIO solo. Egli esce tenendo in mano un papiro spiegato e mostrando dispeUo.
Tregua e cogli Unni. — A Roma^ Ezio, tosto ritorna,., a te l'impone Falentinian, — L'impone!... e in colai modo, Coronalo fanciul, me tu richiami?... Or, or, più che del barbaro le mie Schiere paventi!... Un prode Guerrier canuto piegherà mai sempre Dinanzi a imbelle, a concubine servo? Ben io verrò... Ma qual s'addice al forte. Il cui poter supremo La patria leverà da tanto estremo! Dagli immortali vertici
Belli di gloria, un giorno,
L'ombre degli avi, ah sorgano:
Solo un istante intorno! —
Di là vittrice Y aquila
Per r orbe il voi spiego . . . Roma nel vii cadavere
Clii ravvisare or può.'* Chi vien?
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Seeua II.
Piecedulo da alcuni soldati romani presentasi uno shiolo di Schiavi di Àtlila, e dello.
Coro Salute ad Ezio,
Attila invia per noi.
Brama che a lui convengano
Ezio, ed i primi suoi. — Ezio Ite! — Noi tosto al campo
Verrem. —
j^cena III.
Tra gli Schiavi che partono uno è rimasto. Egli è FORESTO.
Ezio Che brami tu?
FoR. Ezio, al comune scampo
Manca la tua viriti. Ezio Che intendi?... Oh chi tu sei? (sorpreso) Fon, Ora saperlo è vano;
Il barbaro profano
Oggi vedrai morir. Ezio Che narri?... FoR. Allor tu dei
L'opera mia compir. Ezio Come?..
FoR. Ad un cenno pronte
Slian le romane schiere, Quando vedran dal monte Un fuoco lampeggiar , Prorompano, quai fiere, Sullo smarrito branco? Or va ...
Ezio Di te non manco
Saprò vedere, e oprar.
(Foresto parte rapidamente)
EZIO solo.
È gettata la mia sorte.
Pronto sono ad ogni guerra;
S'io cadrò, cadrò da forte,
E il mio nome resterà. Non vedrò T amala terra
Svenir lenta e farsi a brano,..
Sopra r ultimo romano
Tutta Italia piagnenà.
decita V.
Campo (VAuiia come nell'alto primo, nppresfalo a so- lenne convito. La notte è TÌvamenle rischiarala da cento fiamme che irrompono da grossi tronchi di quercia preparali all' uopo.
Unni, Oslrogoli, Eruli, ecc. Mentre i guerrieri cantano, AT- TILA, seguilo dai Druidi, dalle Sacerdotesse, dai Duci e i-e, va ad assidersi al suo posto, ODABELLA gli è presso n costume d'Amazzone.
Coro Del ciel l'immensa volta,
Terra, ai nemici tolta,
Ed aere che fiammeggia
Son d'Attila la reggia. La gioja delle conche
Or si diffonda intorno;
Di membra e teste tronche
Godremo al nuovo giorno! (unosqulll) di tromba annuncia l'arrivo degli ufficiali romani preceduti da Uldino.)
27)
Scena VI.
EZIO col seguilo, ULDINO; FORESTO, che nuovamente in abito guerriero si frammischia alia mQUiludine, e delti.
Att. Ezio, ben vieni! Della tregua nostra (alzandosi.)
Fia suggello il convito. Ezio Aitila , grande
In guerra sei, più generoso ancora
Con ospite nemico. (Alcuni Druidi, avvicinandosi ad Aitila, gli dicono soKo voce) 0 re: fatale
È seder collo stranio: Att. e che?
Dru. Nel cielo
Vedi adunarsi i nembi.
DI sangue tinti... Di sinistri augelli
Misto all'infausto grido
Dalle montagne urlò lo spirto infido! Att. Via, profeti del mal: Dru. Wodan ti guardi.
Att. Sacre figlie degli Inni, (alle Sacerd.)
Percuotete le cetre, e si diffonda
Delle mie feste la canzon gioconda.
(Tulli si assidono. Le Sacerdotesse, schieratesi nel mezzo, alzano il seguenle canlo:)
Sacerd.
Chi dona luce al cor?.. Di stella alcuna Dal ciclo il vago tremolar non pende; Non raggio amico di ridente luna Alla percossa ftuilasia risplende... Ma fischia il vento, rumoreggia il tuono. Sol dan le corde della tromba il suono. ( In quel mentre un improvviso e rapido soffio procelloso spegne gran parte delle fiamme. Tulli si alzano per na-
turai molo di terrore. Silenzio e tristezza generale. Fo- resto è corso ad Odabella, Ezio s'è avvicinalo ad Attila.) FoR. (ad Oda.) 0 sposa, l'allieta
È giunta la meta,
Dei padri lo scempio
Vendetta otterrà. La tazza là mira
Ministra dell'ira,
Al labbro dell'empio
Uldin l'offrirà. Oda. (fra sè) (Vendetta avrem noi
Per mano de' suoi?
Non fia ch'egli cada
Nel giorno segnato,
Pel loro tradir. Nel giorno segnato ,
A Dio r ho giurato ,
È questa la spada
Che il deve colpir. ) Ezio (ad Att.) Rammenta i miei patti ,
Con Ezio combatti;
Del vecchio guerriero
La man non sprezzar. Decidi. — Fra poco
Non fora più loco.
( Del barbaro altiero
Già l'astro dispar. ) Att. (ad Ez.) M'irriti, o Romano...
Sorprendermi è vano :
0 credi che il vento
M'infonda terror ? Nei nembi e tempeste
S'allictan mie feste. ..
(Oh rabbia! non sento
Più d'Attila il cor!)
25
Uld. (fra sè) (Dell'ora funesta
L'istante s'appresta... Uldino, paventi? Breton non sei tu? 0 il cor più non t'ange La patria che piange ? 0 più non rammenti La rea servitù?) Coro (Lo spirto de' monti
Ne rugge alle fronti, Le querele fumanti Sua mano coprì. Terrore, mistero Sull'anima ha impero.,. Stuol d'ombre vaganti Nal bujo apparì, (il cielo sì rasserena) Tutti L'orrenda procella
Qual lampo sparì. Di calma novella Il ciel si vestì I Att. (riscuotendosi) Si riaccendan le querele d'intorno (gli schiavi eseguiscono il cenno) Si rannodi la danza ed il giuoco . . . Sia per tutti festivo tal giorno. Porgi, Uldino, la conca ospitai. FoR.(pìano a Oda.) Perchè tremi?.. s'imbianca il tuo volto. Att. (ricevendo la tazza da Uldino)
Libo a te, gran Wodano, che invoco! Oda. (trattenendolo) Re ti ferma!... è veleno!... Att. (faribondo) Che ascolto!
Chi r temprava!
Oda. (Oh momento fatai!)
FoR. Io. (avanzandosi eoo fermezza)
Att. (ravvisandolo) Foresto !
FoR. Sì, quello che un giorno
26
La corona strappò dal tuo crine... Att. (traendo la spada) In mia mano caduto se^ al fine,
Ben io l'alma dal sen ti trarrò. F0R.(ÌQ atto beffardo) Or t'è lieve... Att. (ferra, a tai parole) 0 mia rabbia! Oh mio scorno! Oda. Re, la preda niun toglier mi può. Io t'ho salvo... il delitto svelai...
Da me solatìa punito l'indegno. Att. (compiacendosi del fiero atto)
Io tei dono! Ma premio più degno,
Mia fedele, riserbasi a te:
Tu doman salutata verrai
Dalie genti qual sposa del re. Oh miei prodi ! un solo giorno
Chiedo a voi di gioja e canto.
Tuonerà di nuovo intorno
Poscia il vindice tlagel. Ezio, in Roma annuncia intanto
Ch'io de' sogni ho rotto il veì. Oda. (con represso impelo a Foresto) Frena l'ira che t'inganna;
Fuggi, salvati, o fratello.
Me disprezza, me condanna
Di' che vile, infame io son... Ma deh fuggi... Al di novello
Avrò tutto il tuo perdon. FoR. (ad Oda.) Parto sì, per viver solo
Fino al dì della vendetta :
Ma qual pena, ma qual duolo?...
A tua colpa si può dar.'*... Del rimorso che t'aspetta
Duri eterno il flegellar. Ezio (Chi Farcan svelar potea?
Chi fidarlo a core amante?
Va , ti pasci, va ti bea,
Fatai uom di voluttà. Ma domati su te festante
Ezio in armi piomberà.) Uld. (Io gelar m'intesi sangue...
Chi tradir poteane mai?
Me dal fulmine, dall'angue.
Tu salvasti, o prò' guerrier... Generoso! e tu m* avrai
Sempre fido al tuo voler. ) Coro Re possente, il cor riscuoti...
Torna al sangue, torna al fuoco
Su punisci, su percuoti
Questo stuol di traditori... Non più scherno, non più giuoco
Noi sarem de' numi ìor.
ATTO TERZO
Bosco come nell'alto primo, il quale divide il campo di Attila da quello dì Ezio. E il mattino.
(Scena Prima.
FORESTO solo, indi ULDINO.
Qui del convegno è il loco . . .
Qui delle orrende nozze
L'ora da Uldino apprenderò... Nel petto
Fre'nati, o sdegno... A tempo,
Come scoppiar di tuono,
Proromperò. Uld. Foresto! FoR. Ebben !
Uld. Si move
Ora il corteo giulivo,
Che d'Attila alla tenda
Accompagna la sposa. FoR. Oh mio furore!
Uldino, va !.. . Ben sai
Di là dalla foresta
In armi stanno le romane schiere . . . Ezio te attende sol, perchè sull'empio Piombino tutte. (Uldino parte.)
29
Scena II.
FORESTO solo.
Infida !
Il dì che brami è questo :
Vedrai come ritorni a te Foresto! Che non avrebbe il misero
Per Odabella offerto?
Fino per lei ceduto
Avrei di rege un serto. —
Perchè nel viso ai perfidi
S'imprime il tuo seren?... Perchè fai pari agli angeli
Chi si malvagio ha il sen?
Scena III.
Dello, ed EZIO che viene frettoloso daUa parie del campo romano.
Ezio Che più s'indugia?... attendono
I miei guerrieri il segno . . .
ProromperaUj quai folgori,
Tutti sul mostro indegno. FoR. Non un, non un de' barbari
Ai lari tornerà.
Coro interno. Entra fra i plausi, o vergine.
Schiusa è la tenda a te;
Entra, ed il raggio avvolgati
Dell'esultante re. Bello è il tuo volto candido,
Qual mattutino albor,
A dolce spirto è simile
Ora di sol che muor.
30
Ezio Tu Todi?... è il canto pronubo...
Funereo diverrà, FoR. Ah scellerata 1! Ezio Frenati.
Lo esige Talla impresa. FoR. Sposa è Odabella al barbaro!...
A' suoi voler s'è resa ! ! . . . Ezio La tua gelosa smania
Frena per poco ancor. FoR. Tutti d'Averno i demoni
M'agitan mente e cor.
iScena IT.
ODABELLA, sempre in arnese da Amazzone con manto regale e corona, die viene spaventata fuggente dal campo barbaro^ e detti.
Oda. Cessa, deh cessa . . . lasciami,
Ombra del padre irata . . .
Lo vedi? ... Io foggo il talamo . . .
Sarai ... sì . . . vendicata ... FoR. È tardo, o sposa d'Attila,
È tardo il tuo pentir. Ezio II segno ... il segno . . . affrettati,
0 ci farem scoprir. Oda. Tu qui, Foresto?... Ascoltami,
Pietà del mio martir. Te sol, te sol quest'anima
Ama d'immenso amore,
Credimi, é puro il core,
Sempre ti fui fede!. FoR. Troppo mi seppe illudere
Il tuo mendace detto! !
Ed osi ancor d'affetto
Parlare a me, crudel.
31
Ezio Tempo non è di lagrime. Non di geloso accento; S'affretti l'alto evento, Sinché ne arride il ciel.
ATTILA, che va diritto ad ODABELLA, e detti.
Att. Non involarti, seguimi;
Perchè fuggir chi t'ama?... Che mai vegg'io?... Qui, perfidi, Veniste a nuova trama? Tu, rea donna, già schiava, or mia sposa; (a Oda.) Tu, fellon, cui la vita ho donata; (a For.) Tu Romano, per Roma salvala, (ad Ezio) Congiurate tuttor contro me?... Scellerati ... su voi sanguinosa Piomberà la vendetta del re. Oda. Nella tenda, al tuo letto d'appresso. Minacciosa ed ancor sanguinante Di mio padre sta l'ombra gigante . . . Trucidato ei cadeva da te ! ! Maledetto sarebbe l'amplesso (scaglia lungi da Che me sposa rendesse del re. sè la corona.) FoR. Di qual dono beffardo fai vanto?
Tu m'hai patria ed amante rapita ; In abisso d'affanni la vita, Haij crudele, cangiato per me! 0 tiranno . . . con morte soltanto Può frenarsi quest'odio per te. Ezio Roma hai salva!... e del mondo Io sdegno, Che t'impreca superna vendetta? Ed il sangue che inulto l'aspetta Non rammenti?... Paventane, o re.
32
De' delitti varcasti già il segno; Pende l'ira del cielo su te. (s'ode interna- mente il remore dell' improvviso assalto del campo d' Attila. Coro Morte . . . morte . . . vendetta ! . . . Att. Qual suono?
Ezio e For. Suono è questo che segna tua morte. Att. Traditori! Ezio e For. Decisa è la sorte . . .
(Foresto va per trafiggere Attila, ma è prevenato da Odabella, che Io ferisce esclamando:) Oda. Padre!... ah padre il sagrifico a te.
(abbraccia Foresto.)
Att. e tu pure, Odabella? . . .
^cena ultlaiia.
Guerrieri romani^ che irrompono da ogni partCj e detti.
Tutti Appien sono
Vendicati Dio, popoli e re ! ! !
FINE.
J ELENCO DEI LIBRETTI D OPERE TEATRALI
r
9^
V arrivo del signor Zio.
Adelia.
Attila.
Borgomastro (il) di Schiedam.
Cantante ( la ).
Cellini a Parigi.
Clarice Visconti.
Deserto (il ) Ode Sinfonia.
Dottor Bobolo.
Don Pelagio.
Elvina.
Ester d' Engaddi.
Falsi Monetari.
Figlia (la) del Reggimento.
Favorita ( la ).
Giudizio Universale ( il ) Oratorio.
Luisella, ossia la Cantatrice del Molo di Napoli.
Leonora.
Martiri ( i ).
Medea.
Maria, Regina d' Inghilterra. Non tutti i Pazzi sono all'Ospedale. Osteria ( r ) d' Andujar. Paolo e Virginia. L' Uomo del mistero. II Ritorno di Columella dagli studj di Padova. Reggente ( il ). Virginia.
Villana Contessa ( la Vivandiera per amore (la).